A BERLINO SI COMPRA GRATIS

15 Dic

Sono dei veri e propri “free shop”: entri, scegli, provi ed esci.

Manca un passaggio in questo iter non trovate? La cassa non esiste, non si paga. Si saluta e si esce con la merce scelta.

Una innovazione generosa in tempi di crisi e di scelta quotidiana verso tutto quello che è low cost.

Qui tutto è gratis: libri, dischi, vestiti, stoviglie, accessori, elettrodomestici (ogni tanto). Basta portare qualcos’altro in cambio. Ma come e se volete: non è neppure obbligatorio. La prossima volta  ricambierete il “favore” poggiando sugli scaffali qualcosa che avete in casa da anni, e che non vi serve più.  La carità, stavolta, non c’entra: il progetto vuole cercare di creare una sorta di scambio merce “sociale” a livello locale, nel tentativo di creare un ecosistema sostenibile per tutti gli abitanti del quartiere. Una rivisitazione moderna dell’antico baratto, senza regole, limiti o doveri. Tanto che se dovete far spazio nei vostri armadi e portate qualche vestito, potete poi tornare a casa delle tazzine di caffà. In ogni caso è possibile “acquistare” senza dare nulla in cambio.

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Una forma diversa per “riciclare” quello che teniamo in soffitta , per dargli una “seconda vita” senza l’utilizzo del denaro. Un consumo consapevole, che evita sprechi e non danneggia l’ambiente. Per dirla alla maniera di un Ufficio Ecologia e della mia collega Lara: riduzione dei rifiuti, risparmio e riciclo.

Non é una novità assoluta: il primo esperimento risale al 1999, quando ad Amburgo aprì il primo Umsonstladen (in inglese “free shop”) di tutta la Germania. Oggi nel paese ce ne sono circa 60. Alla base non c’è la solidarietà, come detto, ma la collaborazione. Un modo per far sì che le persone comincino ad alimentare l’economia, favorendo il flusso e l’interscambio dei beni. Una sorta di lotta al consumismo in una società come la nostra che idolatra  il binomio usa e getta.

In tutto questo meccanismo sociale c’è un punto fermo da considerare: la qualità. In questi negozi non vengono accettate scarpe usate e maglioni tarlati, oggetti rotti.

I negozi di questo tipo sono gestiti da volontari, che si danno il cambio durante gli orari di apertura.

Con i costi degli affitti che ci sono da noi, questi negozi avrebbero vita dura: in Germania, chi vuole può contribuire a pagare la rata mensile donando un fisso di 5 euro ogni trenta giorni attraverso il sito ufficiale. Un modo per garantire la sopravvivenza dell’iniziativa nel tempo. Possono essere fatte offerte libere in qualsiasi momento.

Se in Germania ce ne sono 60 vuol dire che il sistema funziona, da noi si risolverebbe tutto in una bolla di sapone. Peccato.
Non sarebbe un fallimento solo perchè da noi gli affitti sono poco sostenibili, ma perchè non siamo ancora entrati nella cultura del “eco pensare”. Questo è ancor peggio.

Ecco i siti web dei vari Umsonstläden di Berlino:

Kleider tauschen Leute (Kreuzberg) Markthalle 9, Eisenbahnstrasse 42 10997 Berlin

Schenkladen Systemfehler (Friedrichshain) Jessnerstr. 41 10247 Berlin

Umsonstladen „Ula“ (an der TU) c/o Technische Universität Berlin Straße des 17. Juni 135 10623 Berlin

Umsonstladen Kubiz (Weißensee) Bernkasteler Str. 78 13088 Berlin

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