SPRING IN NEW YORK

1 Mag

Molte anime per una città.

Insoliti contrasti per una città.

New York è wonderful, meravigliosa. E’ la città più vista al cinema e in televisione, la più raccontata e la più citata nella letteratura e nella musica moderna. Mi sono documentata seriamente prima di partire. Eppure, per quanto fossi pronta per scoprire questa città, per quanto avessi letto sul web e sulle guide turistiche, New York rimane sempre una sorpresa, sempre diversa, sempre imprevedibile, sempre in movimento: una sorta di laboratorio moderno delle infinite sfumature antropologiche dell’umanità. Di New York mi ha colpito subito questo aspetto. La varietà di “specie umane”, di culture, di colori, di profumi.
Ogni angolo ti fa viaggiare in una dimensione nuova e unica.

Ne ho respirato le atmosfere, ne ho provato i sapori, ho sondato lo spirito e gli umori frenetici della gente, ho osservato molto.

Ho tracciato una mappa di ristoranti fuori dai circuiti turistici, di negozi succulenti da saccheggiare e di sobborghi da vivere.

Ho esplorato una parte di Central Park, cuore verde della città con i suoi 340 ettari di romanticismo, ho rivissuto le tappe dell’evoluzione dell’universo nei milioni di reperti dell’American Museum of Natural History, ho visitato i santuari di Wall Street, motore dell’economia globale.

Ho percorsi i quartieri storici delle tante ondate migratorie come Chinatown, Little Italy, quelli degli artisti come il Greenwich Village e quello emergente di Nolita.

Sono salita in cima ai più arditi grattacieli, simbolo degli States e commemorato quanti sono morti nella caduta delle Torri Gemelle.

Mi sono avventurata nella mitica Harlem, attraversato il Queens, Brooklin e il Bronx.

Ho goduto dello skyline mozzafiato della città in crociera sull’Hudson, voltando volentieri le spalle alla deludente Statua della Libertà. Dicono sia il monumento più caro agli americani, il volto della libertà: ho grande rispetto per il significato che essa rappresenta. Milioni di emigranti che dalla vecchia Europa si imbarcavano per New York, così disperati e inchiodati dalla miseria, che finalmente trovarono il modo di essere liberi, o quanto meno di provarci, di cambiare il percorso della propria vita. Nel nuovo mondo dove tutto è “the biggest”, la Statua della Libertà si perde nei ricordi di un tempo e non viene valorizzata come immagine di un bene universale: la libertà.

Ho sperimentato le tentazioni lussuose della quinta strada e ho fatto inevitabilmente shopping di scarpe.
La moda italiana spopola in ogni angolo di New York.
I nomi dei nostri migliori stilisti, e sono tanti, sono ovunque.
Ho cercato per le strade la moda newyorchese: Micheal Kors, l’Armani americano, e Tory Burch sono gli stilisti più indossati.

Se cerchi qualcosa a New York sicuramente c’è.
Questa è l’impressione che si ha fin da subito.

La scena quotidiana della città è densa di appuntamenti: dalle opere liriche, ai concerti fino ai balletti, dalle gallerie d’arte, dalle bottegucce alle grandi catene, dalle spa lussuose ai supermercati di cosmetici, dalle parate per strade alla cultura proposta dai musei, dalla vertigine dei grattacieli fino alla miriade di persone che affollano i semafori.

Sono nata nella parte sbagliata del globo? No. Ora mi è chiaro.
Le mie origini non potrebbero essere diverse. Sono fiera del mio background e della cultura italiana, di quello che la nostra storia rappresenta per il mondo intero; meno fiera dei teatrini che fanno i nostri politici, meno fiera della poca determinazione che abbiamo nel cambiare il corso di questo momento storico di crisi e fragilità.

Andrei in quella parte del globo, New York, in cui c’è davvero posto per tutti e il panorama di opportunità e aspettative è più vasto? Certo che si. New York è un luogo di tentazioni irresistibile, rappresenta l’avanguardia.

Ho macinato chilometri e chilometri di strade, salendo per tutta la lunghezza di Manhattan: interminabili strisce di asfalto con gli yellow cabs che suonano il clacson ogni secondo, con onde di folla che camminano senza fatica con i bicchieroni di brodaglia marrone in mano, con gli agendi NYPD in ogni angolo, con questi edifici sfolgoranti da cui dilagano le mode e gli stili. Tutti tratti forti di questa città. In questo incrocio di muri, strade e persone arrivi a perdere la percezione della metropoli appena entri a Central Park: un rettangolo perfetto verde che ti consente di “respirare” ossigeno e allegerire la mente.

La mia New York, quella fatta di insoliti contrasti.

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4 Risposte to “SPRING IN NEW YORK”

  1. Patrizia Ottaviani 1 maggio 2013 a 18:20 #

    Mi piace il tuo entusiasmo e la tua capacità di trasmetterlo 🙂

  2. Davide Peretti 1 maggio 2013 a 19:33 #

    mi manca e non sai quanto… ci ho lasciato il cuore ❤

  3. VINCENZA 2 maggio 2013 a 10:12 #

    Bravissima Stefania! Mi piace come scrivi e trasmetti le emozioni!

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