OSTRICHE O HOTDOG?

6 Mag

New York. C’è qualcosa nell’atmosfera che ti prende. Mai niente di banale.
Nemmeno in fatto di cibo.
La scelta dei ristoranti dove mangiare è stata accurata, evitando i locali turistici e le catene di fast food.
L’intenzione è sempre stata quella di stare in mezzo ai newyorchesi e assaporare le loro abitudini, anche culinarie.
In una metropoli che vive non-stop anche l’assunzione di cibo è consentita nelle 24 ore. Trovi sempre qualcosa di aperto fino a notte tarda e qualcosa che apre all’alba. Di certo i cittadini non si nutrono “casalingo”: cenare fuori mi è parso fosse la regola, così come mangiare iper-proteico e non in maniera ordinata. Una cucina eclettica quella di New York, piena di contaminazioni etniche: si va dalle pietanze messicane, a quella creola e cinese, fino a una vasta scelta di sapori sudamericani. Pizza ad ogni angolo. Macaroni and cheese è voce ricorrente nei menù della quasi sparita Little Italy. Pesce atlantico di ogni tipo.
Ho osservato le insegne per strada: c’è di tutto.
Non solo ristoranti griffati di chef rinomati a livello internazionale, molti salad bar dove godersi enormi insalate (presente in ogni menù la Caesar Salad: lattuga con maionese, acciuga e dadini di pane tostato e formaggio), molti coffee shop e i tanti baracchini per strada “straluridi” che vendono gli hot dog e pretzel.
Un turista che arriva a New York ha sicuramente un desiderio: mangiare un hot dog per strada, come nei film: peccato che a parte i turisti nessun newyorchese si ferma a mangiare in questi carretti fumanti con gli ombrellini e odori agghiaccianti.
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La prima cena è stata al locale Keen’s Steakhouse: protagonista assoluta la costata per i carnivori ad oltranza, capace di risvegliare istinti da Hannibal Lecter.
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Il pranzo alla Boathouse di Central Park sulle rive del lago vale la pena di essere prenotata: un ristorantino elegante con un panomara mozzafiato, immerso nel verde del parco e con lo skyline sempre presente. Il pesce è di rigore. Mi sono lasciata ispirare da un piatto del vicino di tavolo: monkfish, un suono così simpatico di cui ignoravo la traduzione italiana. Meno male altrimenti non lo avrei preso: coda di rospo, il corrispettivo italiano non fa certo venire l’acquolina in bocca a una (io) che non sopporta nemmeno l’odore del pesce.
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In questo ristorante ho mangiato la migliore cheese cake della mia vita!
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Un locale tipicamente newyorchese in perfetto stile “Sex and the city”? Fig & Olive: luci soffuse, atmosfera orientale, candele e fiori di loto disegnati alle pareti, molto sofisticato. Il piatto forte? Prendete l’insalata senza esitazione.
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A Union Square non può sfuggire nel planning dei ristoranti: Union Square Cafè. La soddisfazione culinaria è garantita, la carta di credito vacillerà invece. Un locale chic, una boutique del palato.
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La cucina francese ci ha accompagnato in una serata piacevole, molto gradita la gastronomia di carne e pesce. Non ricordo il nome, forse perchè non è rimasta nella mia hit parade culinaria.

Ultimo, ma vincitore assoluto PJ Clark, un pub irlandese dove si mangia il migliore burger di New York.
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Con “qualche” soldo extra (64 dollari) i buongustai potranno ordinare una scorpacciata di fresche ostriche giganti, crude con limone; le vongole atlantiche grosse quanto le ostriche. I miei compagni di viaggio hanno apprezzato molto. Un piatto prelibato.
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Nei bistrot Pane e Vino, cibo della tradizione italiana di buona qualità.

Al nostro tavolo due bottiglie di vino…alla roba di lusso…erano sempre presenti della Napa Valley e dintorni, ma questa è un’altro capitolo.
Cin Cin!

Voglia di qualche peccato di gola?
Buona notte FOllowers.
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