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LA MODA (non) E’ UNA COSA SERIA

13 Nov

Di sicuro è un gioco.
La moda e’ anche divertimento.
Un piacere che si rinnova ogni mattina quando apro il mio guardaroba e ci studiamo il look della giornata. Anche gli abiti presi d’istinti senza pensarci troppo su sono una scelta, non venitemi a raccontare che prendete il primo “straccetto” che trovate aprendo l’armadio!
Gli stilisti devono inventare di tutto per renderci belli, eleganti e felici, facendone un business. Poi arrivano i brand del fast fashion che scopiazzano, molto bene in alcuni casi, per consentire a tutte di indossare la tendenza low cost. Poi ci sono gli armadi delle zie, delle nonne che ci permettono voli pindalici nel passato e poi il vintage è contemporaneo più di un accessorio futuristico.
Recentemente per una ricerca ho riscoperto un abito della nonna e mi sono sentita immediatamente trasportata nel secolo scorso.

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SPRING IN NEW YORK

1 Mag

Molte anime per una città.

Insoliti contrasti per una città.

New York è wonderful, meravigliosa. E’ la città più vista al cinema e in televisione, la più raccontata e la più citata nella letteratura e nella musica moderna. Mi sono documentata seriamente prima di partire. Eppure, per quanto fossi pronta per scoprire questa città, per quanto avessi letto sul web e sulle guide turistiche, New York rimane sempre una sorpresa, sempre diversa, sempre imprevedibile, sempre in movimento: una sorta di laboratorio moderno delle infinite sfumature antropologiche dell’umanità. Di New York mi ha colpito subito questo aspetto. La varietà di “specie umane”, di culture, di colori, di profumi.
Ogni angolo ti fa viaggiare in una dimensione nuova e unica.

Ne ho respirato le atmosfere, ne ho provato i sapori, ho sondato lo spirito e gli umori frenetici della gente, ho osservato molto.

Ho tracciato una mappa di ristoranti fuori dai circuiti turistici, di negozi succulenti da saccheggiare e di sobborghi da vivere.

Ho esplorato una parte di Central Park, cuore verde della città con i suoi 340 ettari di romanticismo, ho rivissuto le tappe dell’evoluzione dell’universo nei milioni di reperti dell’American Museum of Natural History, ho visitato i santuari di Wall Street, motore dell’economia globale.

Ho percorsi i quartieri storici delle tante ondate migratorie come Chinatown, Little Italy, quelli degli artisti come il Greenwich Village e quello emergente di Nolita.

Sono salita in cima ai più arditi grattacieli, simbolo degli States e commemorato quanti sono morti nella caduta delle Torri Gemelle.

Mi sono avventurata nella mitica Harlem, attraversato il Queens, Brooklin e il Bronx.

Ho goduto dello skyline mozzafiato della città in crociera sull’Hudson, voltando volentieri le spalle alla deludente Statua della Libertà. Dicono sia il monumento più caro agli americani, il volto della libertà: ho grande rispetto per il significato che essa rappresenta. Milioni di emigranti che dalla vecchia Europa si imbarcavano per New York, così disperati e inchiodati dalla miseria, che finalmente trovarono il modo di essere liberi, o quanto meno di provarci, di cambiare il percorso della propria vita. Nel nuovo mondo dove tutto è “the biggest”, la Statua della Libertà si perde nei ricordi di un tempo e non viene valorizzata come immagine di un bene universale: la libertà.

Ho sperimentato le tentazioni lussuose della quinta strada e ho fatto inevitabilmente shopping di scarpe.
La moda italiana spopola in ogni angolo di New York.
I nomi dei nostri migliori stilisti, e sono tanti, sono ovunque.
Ho cercato per le strade la moda newyorchese: Micheal Kors, l’Armani americano, e Tory Burch sono gli stilisti più indossati.

Se cerchi qualcosa a New York sicuramente c’è.
Questa è l’impressione che si ha fin da subito.

La scena quotidiana della città è densa di appuntamenti: dalle opere liriche, ai concerti fino ai balletti, dalle gallerie d’arte, dalle bottegucce alle grandi catene, dalle spa lussuose ai supermercati di cosmetici, dalle parate per strade alla cultura proposta dai musei, dalla vertigine dei grattacieli fino alla miriade di persone che affollano i semafori.

Sono nata nella parte sbagliata del globo? No. Ora mi è chiaro.
Le mie origini non potrebbero essere diverse. Sono fiera del mio background e della cultura italiana, di quello che la nostra storia rappresenta per il mondo intero; meno fiera dei teatrini che fanno i nostri politici, meno fiera della poca determinazione che abbiamo nel cambiare il corso di questo momento storico di crisi e fragilità.

Andrei in quella parte del globo, New York, in cui c’è davvero posto per tutti e il panorama di opportunità e aspettative è più vasto? Certo che si. New York è un luogo di tentazioni irresistibile, rappresenta l’avanguardia.

Ho macinato chilometri e chilometri di strade, salendo per tutta la lunghezza di Manhattan: interminabili strisce di asfalto con gli yellow cabs che suonano il clacson ogni secondo, con onde di folla che camminano senza fatica con i bicchieroni di brodaglia marrone in mano, con gli agendi NYPD in ogni angolo, con questi edifici sfolgoranti da cui dilagano le mode e gli stili. Tutti tratti forti di questa città. In questo incrocio di muri, strade e persone arrivi a perdere la percezione della metropoli appena entri a Central Park: un rettangolo perfetto verde che ti consente di “respirare” ossigeno e allegerire la mente.

La mia New York, quella fatta di insoliti contrasti.

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DUE RESPIRI

16 Dic

Non c’è fortuna, non c’è destino, non c’è sorpresa per me, non c’è vittoria né aspirazione così importante per me
non c’è bellezza, frase ad effetto o un’assoluta verità ma c’è un istante nell’universo,
attimo eterno in cui mi sento unica.

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Ognuno sceglie cosa ci completa. Io e la mia famiglia. Niente vale più di questo.
Ancora. Due respiri.
Io e la mia passione, la moda.
“Niente è come me e la moda insieme”. Questo è l’augurio che mi faccio per il prossimo anno.

Ci sono voluti anni, attese, preparazione per lanciarmi in questo nuovo progetto.
Ho voluto realizzarmi come donna, nella sua completezza, prima di iniziare il percorso della passione, fatto di limiti, di ostacoli, di milioni come me che ci provano, che rischiano, ci mettono la faccia e la conoscenza.
Una su tante.

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Quella UNA è unica nel suo approccio alla scrittura, nel modo di affacciarsi alla moda, nel silenzio e nell’anima che vengono profusi in questa intenzione. Una intenzione che sta diventando realtà. Una intenzione che necessita di sacrifici, di quotidiana informazione, di improvvisazione, di creatività, di raziocinio per non sforare nell’intenzione e di gaia ilarità per non prendersi troppo sul serio.
Questa sono IO.
E la moda.
DUE RESPIRI che vibrano vicini. O no?

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LE RELAZIONI

12 Dic

Le relazioni.
“Ci sono quelle che offrono sensazioni nuove ed esotiche, quelle che sono vecchie e familiari, quelle che sollevano un sacco di domande, quelle che ti portano in posti inaspettati, quelle che ti portano lontano dal punto di partenza e quelle che ti riportano indietro.
Ma la relazione più importante, difficile ed emozionante è quella che si ha con se stessi”
Nel quotidiano sempre troppo affannati nel rispondere alle aspettative altrui, sempre angosciati dall’orologio, sempre pronti a soddisfare chi ci sta attorno facendoci fregare da domande tipo “Hai bisogno?”, “Ti posso aiutare?” “Posso esserti utile?”… quasi vittime sacrificali del tempio del “Chiedi quello che vuoi” o generosi elargitori di favori nello stile fiabesco di Aladino e la sua lampada.
Un po’ di sano egoismo, di spazio e tempo da dedicare a se stessi, di franchi NO a bisogni altrui futili, evitabili o per lo meno procrastinabili… servono a mantenerci vivi, perché non vivi se non sai che stai vivendo! La vita è come un treno…lo devo aver letto da qualche parte…qualcuno ti mette dentro un treno, su un binario preordinato e ti lancia nella vita senza spiegarti dove andare, come muoverti e con chi percorrere la strada. Magari qualche indicazione di massima la trovi in qualche manualetto da quattro soldi o se hai la fortuna vieni dotato fin da subito da input di sopravvivenza.
La vita è mia, le relazioni le gestisco io e quindi mi arrangio.
Rotoliamo tutti all’interno di un grande meccanismo sociale che ci governa, una grande stazione di partenza che con grandi tabelloni dalle lettere scorrevoli scandisce, a volte anticipa, a volta ritarda le nostre direzioni. Non saremo mai giudicati per le azioni che facciamo, ma per le scelte che prendiamo…quindi attenzione agli scambi dei binari. Spesso imprevedibili. Talvolta meditati.
E in questo viaggio in treno corriamo, vittime inconsapevoli di un destino o fautori coscienti di scelte ed errori. E proprio durante questo lungo viaggio in treno si intrecciano le relazioni.
Relazioni con il vicino di casa, il salumiere, il postino, i colleghi dell’ufficio, le mamme dei bambini della classe di tuo figlio, gli amici, gli amori, i parenti e i genitori. Ogni relazione vive di un equilibrio proprio, spesso in bilico e decidiamo noi se mantenere quell’equilibrio o romperlo e cadere nel vuoto senza paracadute.
Oggi riflettevo sulle relazioni, senza distinguere tra le più banali e le più importanti.
Mi chiedo…le relazioni sono una partita a scacchi? Strategie, mosse e contromosse il cui scopo é tenere in sospeso l’avversario fino a quando non si riesce a vincere o a soddisfare le proprie esigenze e aspettative?… troppo spesso ci si dimentica che i giocatori sono due e si pensa solo a stessi. L’egoismo regna sovrano insieme all’esigenza di avere potere, il controllo. Chi decide come, dove e quando…le relazioni sono diventate lotte di potere. Ci siamo trasformati in freddi calcolatori, in impavidi strateghi pronti a vincere pur di non rimanere sottomessi? Esiste una alternativa alla lotte di potere?….Certo il compromesso…e ogni relazione che si rispetti ha un background di compromessi. L’arte del compromesso consolida gli equilibri, tira il freno a mano agli istinti e modera gli animi (e urta la pazienza aggiungo io).
Quando l’arte del compromesso nelle relazioni diventa compromettente?
La regola latina del do ut des si è fatta un viaggio al centro della terra o fuori le orbite spaziali e non ne vuole sapere di fare ritorno! Da piccoli ti insegnano a essere un vincente, ad avere un successo, a dare le sberle piuttosto che prenderle dagli altri, a essere un leader. Quando cresci capisci che non importa essere un vincente o essere un perdente, che spesso le sberle (quelle morali) le prendi consapevolmente, che essere un leader comporta dei rischi e i compromessi fanno parte del gioco delle parti. Non sopporto chi insolentemente sostiene “Non scendo a compromessi”…è un codardo che non sa ammettere che il compromesso nelle relazioni è un punto di forza, non è un cedimento, significa consapevolezza che la corda non va mai tirata ne a favore ne contro, rimane una scelta intelligente per la via della diplomazia.
Tutto è obiettabile.

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Anche la mia relazione con la moda è scesa a compromessi. Sto ancora bussando a quelle porte che possono dare l’opportunità di entrare nel fashion business. Il compromesso? Ho trovato ad essa uno spazio che non invadesse quello dedicato alla mia famiglia e al mio lavoro.
Anche la mia relazione con la moda è una partita a scacchi, con la differenza che parto già svantaggiata: un po’ per l’età, un po’ per il poco tempo a disposizione, un po’ per la difficoltà di farsi notare in un ambiente dove blogger, esperti di moda, precursori di stili e guru dell’eleganza pullulano come formichine indaffarate in un sacchetto di biscottini sminuzzati.
Il genere femminile under 30 è omologato in alcuni stereotipi: pettinate e vestite nella stessa maniera con la macchina fotografica in mano. Il genere femminile over 50 vuole a tutti i costi fare la ragazzina: stampe animalier, tacchi 15 con plateau, t-shirt con scritte improbabili che nemmeno mia nipote di 15 anni indosserebbe. Coco Chanel sarebbe sconvolta da quello che si vede in giro.
La mia relazione con la moda è precaria? Non posso non chiedermelo. Il fenomeno blog è sempre più in espansione: il web è un po’ un psicologo gratuito che ti ascolta, talvolta ti giudica. Un diario personale innovativo che invece di rimanere chiuso in un cassetto, viene lanciato senza paracadute su internet.
Io amo immensamente la moda per quello che rappresenta e la rispetto, per questo faccio sentire la mia voce. Ma cos’è davvero Moda? Un pezzo di stoffa o un modo d’essere? Una fonte di ispirazione o una dettame da seguire con religiosa venerazione? La mia relazione con la moda è un groviglio di domande, un pieno di determinazione e una spolverata di sana sfacciataggine.

MAISON MARTIN MARGIELA e la mia sensazione di VERTIGINE

8 Nov

Cominciamo dall’outfit che preferisco, senza dubbio.

Maison Martin Margiela. Un palazzo parigino di rue Saint Maur è il quartier generale della griffe dove tutto è rivestito di bianco. Vorrei avere la possibilità di varcare la soglia di questa grande azienda di moda, per respirare veramente tutta la creatività, l’ispirazione concettuale e la passione. Sarebbe un viaggio introspettivo in una maison che mette in discussione i canoni della moda, un percorso fuori dagli schemi, dove la creatività cammina pari passo con la spiritualità.

Il concetto del vestire, la progettualità degli abiti, l’espressione del movimento possono dare idea delle sensazioni, che avverto davanti alla sua collezione. I suoi trademark? Linee maschili declinate su silhouette femminili, volumi over per caban e pantaloni, tagli sartoriali e lavorazioni a vista, capi decostruiti, destrutturati o ritrasformati attraverso un approccio progettuale d’avanguardia.
Ho detto tutto.
Ehi voi della Maison Martin Margiela se mai leggerete questo articolo…sappiate che sarei onorata di poter venire a farvi visita! Forse non sarei la persona giusta per vestire le vostre creazioni, per uno stile personale molto più rock, ma indubbiamente sono la persona giusta per comprendere la vostra concezione di moda.

Sono attratta da tutte le creazioni della MMM in modo talmente irrazionale da essere proiettata in un universo di arte concettuale e di espressione dell’anima.

La Maison Martin Margiela ha collaborato con H&M per la collezione che uscirà il 15 novembre.

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